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La storia di Bancaria

Nel 2009 Bancaria ha compiuto 60 anni dalla sua "rifondazione" del 1949. L’ importante ricorrenza è stata celebrata nel Convegno evento "Sviluppo e crisi, le lezioni della storia" che si è svolto il 1 dicembre 2008 a Roma e che ha visto la partecipazione di Corrado Faissola , Giuliano Amato, Pier Francesco Asso, Marcello De Cecco, Marcello Messori, Mario Sarcinelli e Giuseppe Zadra. Nel numero 3 del 2009 di Bancaria sono stati pubblicati gli interventi di Asso, Sarcinelli, Messori e Amato.

Inoltre, nell’intento di raccogliere le idee e le proposte che hanno animato le pagine della rivista dal 1949 al 1979, Bancaria Editrice ha pubblicato un importante volume dal titolo Economia e Banca tra cronaca e storia con la prefazione di Carlo Azeglio Ciampi. Idee innovative che fanno da trait d'union tra la Bancaria di ieri e quella di domani.

Il ruolo storico della rivista come ponte tra la ricerca e la professione bancaria e finanziaria


Oggi Bancaria mira a rafforzare il proprio ruolo di punto di riferimento per il mondo accademico italiano nella nuova realtà e in linea con le tendenze emergenti della ricerca a livello internazionale, riaffermando il ruolo storico della rivista come ponte tra la ricerca e la professione bancaria e finanziaria. Ma come si è giunti a questa scelta dopo quasi 90 anni di vita?

I prodromi: la Rivista Bancaria dal 1921 al 1943


Nel marzo del 1920, pochi mesi dopo la fondazione dell’Associazione Bancaria Italiana,avvenuta nell’aprile 1919, nasce il «Bollettino economico-finanziario», pubblicazione mensile che nel gennaio 1921 prende il nome di «Rivista Bancaria». Sin dall’avvio, è chiaro l’intento dell’ABI di promuovere una rivista scientifica «bivalente», che combini studi importanti e incisivi con gli obiettivi di informazione e formazione della professione bancaria, analisi della regolamentazione, confronto internazionale, che rappresentano da sempre la mission dell’ABI.

Sotto la duplice guida dell’economista Attilio Cabiati per la parte finanziaria e del direttore generale dell’ABI Giuseppe Bianchini per la parte legale, la rivista vede la collaborazione redazionale assidua del giovane Raffaele Mattioli (che scrive ben 80 note tra il 1919 e il ’21) e pubblica articoli di Einaudi, Fanno, Loria, Bresciani Turroni, Pantaleoni, Amoroso, Demaria, Bachi, Mortara, Carnelutti, Vassalli e molti altri, tra cui autorevoli economisti stranieri. Dal 1926 in poi, con l’uscita di Cabiati, la rivista segue le complesse vicende collegate all’Associazione (ricostruite da Gian Franco Calabresi in “L’Associazione Bancaria Italiana 1919 -1943, Laterza), con la creazione prima della Confederazione Bancaria e poi a partire dal 1931 con la Confederazione del Credito e dell’Assicurazione da un lato e con l’Associazione Tecnica Bancaria dall’altro. Nel 1937 diventa “Rivista Bancaria-Minerva Bancaria”, nel 1940 “Rivista bancaria, delle assicurazioni e dei servizi tributari”. Per gran parte del ventennio, la rivista cerca di far sentire una voce viva e autonoma nel dibattito culturale del tempo, nonostante un clima politico che lascia spazi sempre più ristretti.

Bancaria dal dopoguerra a oggi


Ricostituito nel 1945 un «Bollettino d’informazioni», poi «Rassegna economico-finanziaria»  quindicinale, poi “Rassegna dell’Associazione Bancaria Italiana”, finalmente nel 1949 la rivista prende il nome lapidario di Bancaria e diventa mensile, grazie alla spinta impressa dal presidente dell’ABI Siglienti e del direttore generale Calabresi. Sotto la guida di Calabresi, che la dirigerà fino al 1985, Bancaria diventa ben presto la più diffusa rivista finanziaria italiana.

Come scriveva Costantino Bresciani Turroni, «Bancaria soddisfa tanto le esigenze dello studioso, che vi trova articoli ispirati ai più rigorosi metodi scientifici, quanto il desiderio dell’uomo della pratica che vuole informazioni sistematicamente ordinate e ben documentate».
Tra i tanti prestigiosi autori spiccano i nomi di Carli (con ben 52 articoli nei 15 anni del suo governatorato), Menichella, Visentini, Baffi, Caffè, Cosciani, Demaria, Saraceno, Amoroso, Jannaccone, Di Fenizio, Marrama, Sylos Labini, di storici come Sirugo, Luigi De Rosa, Barbieri, di premi Nobel come Hicks, Friedman, Samuelson, Tobin, von Hayek, di grandi economisti come Harrod, Machlup, Haberler, Hahn, Kaldor, Vera Lutz, Gurley, Shaw, Triffin. Ma anche di politici come Vanoni, La Malfa, Malagodi, Pella, Campilli, Taviani, Segni, Tremelloni, Andreotti, Colombo, Stammati, e di banchieri come Dell’Amore, Mattioli, Parrillo, Parravicini, Tancredi Bianchi e molti altri.

Agli articoli veri e propri si accompagnavano numerose rubriche tematiche, volte ad approfondire i problemi politici ed economici (Rassegna dei problemi italiani), gli aspetti congiunturali e monetari con i temi giuridici, la giurisprudenza, la vita delle banche (Notiziario delle aziende), una rassegna bibliografica e numerose recensioni. Una profonda articolazione in rubriche che rispecchia il taglio multi-disciplinare della rivista e l’obiettivo di fornire servizi informativi alla associate. E come ricostruiscono Asso e Nerozzi nella loro Storia dell’ABI 1944 - 1972, Bancaria si distingue da sempre per lo stretto rapporto con l’ABI e le banche, in una «felice simbiosi tra specializzazione e concretezza».

Anche nel periodo più recente, Bancaria ha sempre puntato a coniugare qualità e leggibilità, rigore scientifico e contributo all’innovazione finanziaria e alle pratiche operative, i temi economici e gestionali con quelli giuridici, il valore dell’appartenenza all’ABI con l’autonomia della rivista. Bancaria, a differenza di molte riviste accademiche o iperspecialistiche, ha sempre mirato a un pubblico ampio e diversificato: non solo studiosi, ricercatori e studenti universitari, ma anche dirigenti e professional nelle banche e nel settore finanziario, nel mondo delle istituzioni e dei policy makers, nelle professioni legali e nella consulenza. Con contenuti, quindi, interessanti e accessibili anche per non specialisti